lunedì 14 maggio 2018

Ricchi e poveri


La teoria della destra è sempre stata la diminuzione delle tasse non per i poveri, ma per i ricchi. L’idea è che, se si diminuiscono le tasse ai ricchi, loro faranno più investimenti e svilupperanno i consumi generali. Ma, anche se non si fa come in Italia dove le maggiori entrate dei ricchi finiscono nei Paradisi fiscali o negli altri paesi (pensiamo solo alle immense ricchezze delle varie mafie), resta il fatto che i veri ricchi sono una piccola minoranza che non basta a sviluppare l’economia di una nazione popolata per lo più da non ricchi.
Se il ragionamento degli economisti di destra è per lo meno comprensibile, benché fallace, meno comprensibile è il ragionamento delle masse di poveri che spostano i loro voti proprio ai partiti di destra. Come dire, io povero voto per un partito che abbasserà le tasse ai ricchi.
Forse è proprio vero che la madre degli imbecilli è sempre incinta.

sabato 12 maggio 2018

La certezza della pena


Dunque Berlusconi è stato riabilitato e da oggi potrà essere rieleggibile. Qualcuno dei suoi seguaci dice che giustizia è stata finalmente fatta, mentre i suoi avversari replicano che è esattamente il contrario.
Ma il comune cittadino, senza potere, senza conoscenze e senza ricchezze, che cosa può pensare? Che la giustizia è come un elastico che può essere tirato di più o meno secondo le convenienze.
Se un giudice sentenzia una cosa e un altro il suo esatto contrario, allora essere giudicati è un po’ come un terno al lotto. Ci vuole fortuna, denaro o buone entrature. O tutte queste cose insieme. Fate voi.
La giustizia è ballerina, come tutto in questo paese.
Da noi non c’è la certezza, ma l’incertezza, della pena.

martedì 8 maggio 2018

Il teatrino della politica


L’Italia ha un problema – gli italioti, un popolo facile a illudersi. I poveretti sono stati presi dall’idea di cambiare, e questo va bene. Ma si sono affidati a due partiti inaffidabili: la Lega, che in realtà è ormai il partito più vecchio, e il Movimento Cinque Stelle, che è sì nuovo ma completamente incapace di organizzare alcunché. Dissolta l’illusione che fra i due potesse stringersi un accordo per governare, potremmo ritrovarci in piena estate a ripetere la votazione, con la stessa legge elettorale e con la stessa inconcludenza.
Non c’è verso che brilli un po’ di buon senso e di intelligenza. Tutti si aspettano di raggiungere la maggioranza assoluta dei voti. E così illudono i poveri italioti, sempre pronti a farsi infinocchiare.
L’idea di dover assistere ad altri due mesi di campagna elettorale, con la paralisi di tutto e ascoltando le stesse fesserie e promesse, è sconfortante. E l’idea di votare a luglio, con la gente in vacanza, è semplicemente stupida.
Sembrerebbe di assistere ad una farsa di Ridolini o alla solita e antica commedia dell’arte, con i politici che assumono le maschere di Pulcinella e di Arlecchino. Ma purtroppo è la realtà in cui viviamo incredibilmente da mesi. Il paese naviga tra fumisterie e prese in giro.
Qui abbiamo la prova che la decadenza dell’Italia è dovuta non ad agenti provocatori o a congiure internazionali, ma al nostro stesso deficit di senso pratico.

venerdì 4 maggio 2018

La conseguenza delle scelte


Se siete tra coloro che hanno respinto la riforma costituzionale proposta da Renzi, vi siete meritati la confusione e l’impotenza di adesso, perché avete impedito un rinnovamento delle istituzioni e una funzionale legge elettorale maggioritaria.
I tre blocchi in cui è oggi diviso il paese sono il frutto di una legge elettorale che è voluta tornare, con il consenso di tutti, al proporzionale – un metodo che in passato ha fatto solo danni. Ritorneremo alle debolezza e alla fragilità dei governi di un tempo, di triste memoria.
Ma forse non tutto il male viene per nuocere. L’idea che Salvini o Di Maio vadano al potere da soli è terribile. Il primo non nasconde la sua ammirazione per Putin e la volontà di cancellare non solo la legge Fornero (mandando all’aria i conti dello Stato), ma anche le riforme civili che sono tra le cose buone fatte dalla sinistra. Il secondo è un incapace privo di esperienza che paralizzerebbe lo Stato in pochi giorni.
Dunque, meglio un governicchio qualsiasi che il prevalere di uno dei due contendenti.
Se ritorneremo a votare, pensate un momento prima di votare. Pensate alle conseguenze. Non si può votare di pancia. Si deve votare col cervello.

martedì 1 maggio 2018

Parliamo di felicità


Parlare di felicità in questi tempi di crisi sociale, politica ed economica è davvero difficile; ci possiamo al massimo riferire a “momenti” di felicità, soprattutto a livello individuale e a proposito di singoli eventi. Possiamo insomma trovarla più che altro nella vita privata.
Il mondo è sempre caotico, violento e ingiusto. Ognuno è contro tutti e lavora soprattutto per sé. Anche in politica, tutti hanno in bocca “il bene comune”, ma poi lavorano per il proprio interesse personale. “Io… io… io…”.
Il problema è che il mondo e la società sono sempre un insieme di relazioni. Quindi, per curare se stessi, bisogna curarsi almeno di un nucleo minimo di relazioni. Anche l’io è in relazione con se stesso. Avere coscienza significa proprio questo.
Curare sé è inevitabilmente curare il mondo e curare il mondo è curare sé. Ognuno deve lavorare prima di tutto su se stesso, occuparsi di quella relazione basilare che ha in se stesso. Già così potrà introdurre nella società un elemento di pacificazione e far qualcosa per il rasserenamento generale.
In conclusione, non bisogna perdersi né nella socialità indistinta né nell’intimismo morboso, ma la cura di sé resta un fattore imprescindibile.

domenica 8 aprile 2018

Gli uomini dalla mente ristretta


Quando si perde il senso della complementarità degli opposti e dell’interconnessione di tutte le cose e di tutti gli esseri, allora si diventa pericolosi per se stessi, per gli altri e per il mondo intero. È il trionfo dell’unilateralità e dell’isolazionismo.
Questo è ciò che succede con il presidente americano Donald Trump, un individuo che sta portando il proprio paese e il mondo verso una grave crisi - una crisi di miopia, di visione troppo ristretta, di mancanza di intelligenza.
Le epoche di apertura si alternano alle epoche di chiusura, le epoche di progresso alle epoche di regresso, le epoche di unione e le epoche di divisione. Sono come gigantesche ondate contro cui non possiamo far nulla. In India si chiamano yuga. E oggi siamo nel Kali Yuga, lo yuga della regressione dell’intelligenza. Basta un individuo solo, ma potente, a condurre alla rovina il mondo.
Ma, naturalmente, un individuo del genere non potrebbe emergere se non venisse eletto da milioni di individui, ignoranti come lui, obnubilati come lui, egocentrici come lui. Gente che non capisce niente di come va il mondo e vuole affermare la propria volontà ottusa.
Si spezza un equilibrio sottile e sempre instabile, e il mondo precipita per la via sbagliata.
Era successo solo settant’anni fa con Hitler e Mussolini. E oggi stiamo ritornando indietro.
Anche in Italia stiamo regredendo, con l’elezione di nuovi partiti che hanno visioni ristrette della realtà. Anche noi ci chiuderemo e ci isoleremo, anche noi abbiamo visioni limitate e sostanzialmente stupide, o, peggio ancora, semplicemente confuse. C’è gente in questi partiti che ammira Putin o Orban.
Come dicevo, in certe epoche è l’intelligenza che decresce.
Religione, politica, economia, meditazione – è tutto connesso.

giovedì 5 aprile 2018

L'inesorabile decadenza


Continua l’inesorabile decadenza dell’Italia. Siamo sempre gli ultimi della classe e non riusciamo a uscire dal pantano. Anzi, ci addentriamo sempre di più. In politica abbiamo scelto partiti nuovi per guidarci, ma questi sono incapaci di guidarci, perché non hanno competenza, autorità e cultura. Esitano tra destra e sinistra. Non hanno programmi chiari, non hanno una visione generale dei problemi. Piccoli partiti guidati da piccoli opportunisti.
Intanto, gli altri, in Europa e nel mondo, decidono per noi, e qualcuno si prende le nostre migliori menti e le nostre migliori aziende. Scappano i giovani e scappano i pensionati.
Chi comanda oggi in Italia?
Come ripeto in continuazione, abbiamo scelto la debolezza. E di questa ci nutriremo per parecchio tempo. Perfino nel calcio, in cui una volta eravamo dei maestri, non riusciamo nemmeno più a tirare qualche pedata al pallone e, quando le nostre squadre escono dai confini nazionali, vengono regolarmente travolte. Non parliamo degli altri sport.
Gli altri sono orgogliosi della loro nazionalità, noi ce ne vergogniamo. Non so se avete notato che tanti filmetti italici si sono messi a parlare dialetti incomprensibili. È la regressione dell’italico, che, quando tutto va male, si rifugia nei confini del suo inutile paesello.
Presto, per capirci tra una regione a l’altra, dovremo trovare una lingua terza… sì, l’inglese.