L’idea che la salvezza
debba venire solo dall’alto – da un
salvatore divino, dall’uomo della provvidenza, da qualche altro paese, dagli
extraterrestri o da Dio – insomma sempre da qualcuno di esterno, idea
alimentata dalla Chiesa cattolica, è proprio ciò che fa degli italiani non un
popolo di cittadini, orgogliosi di esserlo e fiduciosi nelle proprie
possibilità, ma un popolo di sudditi, sempre in ginocchio di fronte ai potenti
e ai prepotenti.
domenica 22 ottobre 2017
venerdì 20 ottobre 2017
L'autonomia: la posta in gioco
Il lupo perde il
pelo ma non il vizio: l’autonomia propugnata dalla Lega è solo un sistema più
subdolo per la secessione (qualche leghista lo dice sottovoce).
Tutti ovviamente
amano l’autonomia. Ma non dobbiamo dimenticare che ognuno di noi è
interdipendente e non potrà mai essere completamente autonomo. Si tratta dunque
di stabilire qual è il perimetro della nostra comunità.
Ancora una volta parliamo
di egoismo e di avidità. Se io dico che la mia comunità è uno Stato, allora
sarà giusto che qualche Regione dia più delle altre. Se dico che la mia
comunità è una Regione, allora sentirò come un sopruso pagare troppe tasse allo
Stato.
Se la mia comunità è
solo il paesello o la famiglia, allora sia lo Stato sia la Regione mi sembreranno
degli sfruttatori. Perfino in una famiglia, se chi lavora volesse tenersi per sé
tutti i guadagni, la famiglia non ci sarebbe più. Ripeto: qual è il perimetro
della nostra comunità?
La questione delle
tasse è seria: coincide con il perimetro della nostra coscienza.
È inevitabile che
questo referendum sull’autonomia venga dalla Lega, che ha sempre disconosciuto la
comunità più ampia: l’Italia. Per loro esiste solo il paesello.
Ma è incredibile che
le altre forze politiche accettino questo referendum, senza capire la posta in
gioco.
È vero che c’è un
problema di misura di queste tasse. Ma, ormai, sono le Regioni che esigono più
imposte. Ed essere autonomi significa pagare di più.
giovedì 19 ottobre 2017
La politica delle barzellette
Incominciano a
circolare barzellette oscene… Sì, Berlusconi è rientrato in politica…
Tutto che si ripete.
Stavolta ci promette di toglierci la tassa sulle auto.
E gli italioti?
Hanno appena respinto una riforma costituzionale che avrebbe portato un po’ di
aria nuova per rivivere sempre le stesse cose.
lunedì 16 ottobre 2017
Il potere delle religioni
Da tempo
immemorabile, il subdolo gioco delle religioni è sempre lo stesso. Esiste un
Dio che stabilisce certe leggi ed esiste una classe sacerdotale che ne è
l’interprete e la mediatrice. È così che nasce il potere delle religioni.
A questo punto, il
gioco è fatto. Se vuoi qualcosa da Dio, devi ricorrere al sacerdote.
In India, ai tempi
dei brahmani, i sacerdoti sostenevano che, senza la loro mediazione, i riti e
le preghiere umane non avevano alcun valore. In Italia, la Chiesa cattolica ha
inculcato le stesse convinzioni.
Ma perché Dio avrebbe
bisogno di una classe di interpreti? Non è capace di esprimersi? E perché
l’uomo non potrebbe rivolgersi direttamente a Dio?
O sono i sacerdoti
che hanno bisogno di un tale Dio per affermare il proprio potere?
È così che nasce,
fra l’altro, la società gerarchica e burocratica che noi italiani conosciamo
tanto bene.
Il potere della
Chiesa nasce dalla rinuncia del singolo alla propria autonomia di giudizio e dalla
sfiducia nella propria capacità di comunicare con il divino. Dio è sentito
lontano, come i monarchi antichi, e occorre ricorrere ai buoni uffici di tanti
cortigiani e burocrati per essere ascoltati. Mettetevi in fila e dotatevi di
congrue offerte per ungere le ruote.
sabato 14 ottobre 2017
Referendum sull'autonomia
I cittadini lombardi
stanno ricevendo lettere dalla Regione Lombardia con cui li si invita a
partecipare al referendum consultivo del 22 ottobre. Qui si legge che “il
quesito referendario riguarda l’attribuzione di condizioni particolari di
autonomia, e relative risorse, in considerazione della specialità della
Lombardia”.
Chissà quale sarà
questa “specialità”: l’ossobuco, il barbera?
Se fosse così, anche
le altre regioni avrebbero il diritto di farsi il loro referendum. Sono tutte
speciali e hanno tutte specialità.
Ma forse ci si
riferisce al fatto che la Lombardia è più ricca di altre regioni e quindi paga
più tasse. È un po’ il discorso della Catalogna.
Oggi, la rivoluzione
la fanno i ricchi, che non vogliono più sostenere i poveri e pretendono la loro
autonomia –cioè vogliono tenersi i loro soldi. Chiudersi nel proprio orticello
e tanti saluti agli altri.
Ma, in tal caso, la
nazione non esiste più.
giovedì 12 ottobre 2017
Catalogna
Questo voler essere
uno staterello indipendente è la mania di certe comunità. Ma, in un’Europa
unita, non ha nessun senso. È la ricerca di una identità per persone che non hanno
altra identità. Poca cosa.
Se poi è la ricerca
dei paesi ricchi di staccarsi dai paesi poveri, peggio ancora.
Anziché cercare di
identificarci in uno Stato, dis-identifichiamoci da tutti i nazionalismi. Siamo
cittadini del mondo!
mercoledì 4 ottobre 2017
L'inutile politica
Sta esplodendo, in vista delle
elezioni, il peggio della politica italica. Non una politica per proporre o
costruire qualcosa, ma una politica per dividere.
Al
nord si fanno inutili referendum per dividere Lombardia e Veneto dalle
altre regioni e per creare le più privilegiate. La Lega propone anche di
dividere l’Emilia dalla Romagna.
Nei partiti, l’estrema sinistra cerca
di divedersi dal Pd e l’estrema destra (Meloni) dalla Lega. Mentre infatti il
partito della Meloni è nazionalista, la Lega propone la separazione di alcune
regioni del nord e magari la secessione. Come tenerle insieme?
Il risultato è la solita confusione che
è sempre stata la causa della nostra debolezza. Anziché rafforzare i governi, si
fa di tutto per abbatterli. Anziché favorire i timidi segnali di ripresa
economica, si fa di tutto per affossarli.
Abbiamo partiti che non producono
niente, ma intralciano tutto.
Iscriviti a:
Post (Atom)