lunedì 12 dicembre 2016

Il paese dell'instabilità cronica

Non so se siete soddisfatti della situazione politica che si è creata dopo la bocciatura della riforma costituzionale voluta da Renzi. Non so se siete soddisfatti di essere appena usciti da sette mesi di campagna elettorale per rientrare in un’altra campagna elettorale che non si sa quanto durerà, con le stesse facce che ci ripetono sempre le stesse cose.
Non è una situazione caduta dal cielo; è qualcosa che hanno creato gli italiani.
Caduta del governo, un governicchio ancora più debole, una rissa senza fine e nessun prospettiva di stabilità. È così che gli italiani si riducono con le loro mani.
Guardate i paesi più potenti, la Germania o gli Stati Uniti. Vi pare che i loro governi siano così instabili? Che ci sia la rissa continua che vediamo in Italia?
Ordine e stabilità vanno di pari passo con la prosperità di un paese.

Insomma, non ci lamentiamo se le cose ci vanno male. Siamo noi stessi che ci castriamo.

venerdì 9 dicembre 2016

Viva il caos

È noto che una delle cause dell’arretratezza italiana rispetto agli altri paesi europei è l’instabilità del nostro sistema politico. Ci era stata presentata una riforma costituzionale che avrebbe reso più stabili i nostri governi. Ma gli italiani, molto intelligenti, l’hanno respinta.
Così abbiamo la riprova che gli italiani amano e vogliono il caos. Per tarpare le ali a Renzi, hanno tarpato le ali a se stessi.
Insomma il paese è confuso e irrazionale perché i suoi abitanti lo sono.

mercoledì 7 dicembre 2016

L'Italia destabilizzata

Si sa che gli italiani sono poco riflessivi, sono un popolo emotivo che non ama riflettere troppo. Se poi qualcuno li invita a votare con la pancia e non con la testa, ci vanno a nozze.
Ma la società e la politica moderna sono complicate. Sono come un gioco a scacchi. Bisogna riflettere, pensare, prevedere.
Provate a giocare a scacchi usando solo l’istinto. Perderete di sicuro. Bisogna per lo meno guardare due o tre mosse più in là.
Nel caso dl referendum costituzionale, quanti hanno guardato due o tre mosse più in là? Hanno mai pensato a che cosa sarebbe successo con la caduta del governo? Pare di no.
Può darsi che Renzi non fosse simpatico e che la riforma avesse dei difetti. Ma ora che abbiamo buttato via l’uno e l’altra, ci sentiamo meglio, siamo più sicuri, siamo più efficienti?
Abbiamo risolto qualche nostro problema o li abbiamo aggravati tutti?

Avremmo potuto guardare due o tre mosse più in là o siamo destinati ad agire come un gregge di pecore guidate solo dal cieco istinto?

lunedì 5 dicembre 2016

La zappa sui piedi

È questo il risultato della bocciatura del referendum proposto da Renzi: gli italioti si sono dati la zappa sui piedi.
Probabilmente si tratta di un voto di protesta per la difficile situazione economica. Ma perché prendersela con una riforma costituzionale che rendeva più efficiente il funzionamento dello Stato? Perché conservarsi il parlamento più numeroso e inutile di Europa? Perché non eliminare il cameralismo paritario? Perché non ridurre il potere delle Regioni che moltiplicano corruzione e sprechi?
Adesso, si è interrotto il processo virtuoso delle riforme e per decenni nessuno proporrà più niente, nessuno oserà ridurre numero e stipendi della Casta.
Si è votato con la pancia, non con il cervello, proprio come consigliava Grillo. Non si è pensato al futuro, nemmeno i giovani.
Il fronte dei partiti che ha vinto era unito solo sul no, ma non ha niente da proporre, non ha una visione unitaria, e tutti hanno già incominciato a litigare.
Dunque, chi ha voluto protestare per il disagio economico ha creato una situazione di instabilità che aumenterà ancora di più il malessere.
Ciò che attende l’Italia è un periodo di incertezza, di smarrimento e di debolezza.
Questo è d’altronde il destino degli italioti, sempre divisi su tutto, sempre incapaci di riformarsi, sempre pronti a sbagliare scelte politiche, sempre pronti a tarparsi e ali.
Buon caos a tutti.


sabato 3 dicembre 2016

Abusi

Grillo vorrebbe denunciare Renzi per “abuso della credulità popolare”.

È meglio che non si metta su questa strada. Perché l’ “abuso della credulità popolare” è il pane quotidiano di ogni politico. Come di ogni prete.

venerdì 2 dicembre 2016

Scelte costituzionali

Chi vota sì al referendum di domenica 4 dicembre vuole per lo meno cambiare qualcosa in una situazione costituzionale insoddisfacente. Tant’è vero che questi cambiamenti erano richiesti da decenni.
Chi vota no crede che tutto rimarrà così com’è. Ma si sbaglia. Votare no è tornare indietro. Come tornano indietro i cinquestelle: la sindaca di Torino dice no alla Tav, la sindaca di Roma dice no alle Olimpiadi, alla nuova metropolitana e ai centurioni (che male facevano?) e Grillo dice ai suoi di votare non con il cervello, ma con la pancia.
Più regressione di così…
Inoltre, votando no si indebolisce il governo in un momento in cui dobbiamo confrontarci con l’Europa dell’austerità e con l’America di Trump. Invece di presentarci con un governo forte, noi ci presentiamo con un governo dimissionario e poi forse con un governo tecnico, debole per definizione. Tutti divisi, come al solito.
Infine, non si parlerà più per i prossimi vent’anni dell’abolizione del bicameralismo perfetto, della riduzione dei membri del Parlamento più numeroso e inefficiente d’Europa e di un riallineamento tra Stato e Regioni.

Questa è l’ultima occasione. O si va avanti o si regredisce.

giovedì 1 dicembre 2016

La "deriva autoritaria"

In Italia siamo arrivati al punto che molti identificano nell’attuale tentativo di rendere lo Stato più rapido ed efficiente una “deriva autoritaria”. Lo si vede dall’opposizione al referendum costituzionale.

Dunque molti vogliono che il paese resti debole e incapace.
Poi non ci lamentiamo se in Europa siamo gli ultimi in tutto.