Ci vorrebbe Freud per capire perché gli italiani odino tanto se stessi: qualcosa di patologico, forse speranze disattese, forse complessi i inferiorità, forse il ricordo di un grande passato svanito e l'incapacità di essere una grande nazione, certo mancanza di autostima, certo il disastro della seconda guerra mondiale, certo le continue interferenze della Chiesa (uno Stato nello Stato). Eppure esistono nazioni molto più arretrate che non odiano tanto se stesse...Resta il fatto che l'espressione "all'italiana" da noi significa una cosa fatta male, fatta con i piedi. Quando perciò i leghisti cercano di dissolvere l'unità nazionale e sputano sulla bandiera nazionale non sono affatto diversi dagli italiani - come si illudono di essere - ma sono gli arci-italiani, il prodotto perfetto di questa Italia schizofrenica che odia se stessa.
L'odio degli italiani per i "fratelli d'Italia" risale all'epoca in cui esistevano tanti staterelli che si alleavano con questa o quella potenza straniera per combattere gli altri. Uno sport che non è mai finito e che si riproporrebbe se il paese si dividesse in due o tre Stati. Durante la fine dell'ultima guerra mondiale, una parte degli italiani era alleata con i tedeschi e un'altra era alleata con gli anglo-americani - e naturalmente le due parti si sparavano a vicenda. In seguito la divisione si è riproposta tra gli italiani che si riconoscevano negli USA e quelli che si riconoscevano nell'URSS: per fortuna non siamo arrivati allo scontro finale. Ma il pericolo è sempre lì. Anche le ultime vicende della vedetta libica che ha sparato al peschereccio italiano rientra nella categoria "l'amore dei fratelli d'Italia"; infatti non solo la vedetta era stata venduta dall'Italia alla Libia, ma era anche assistita da militari italiani.
Credo che perfino buona parte del recente terrorismo rientri in questa categoria: italiani che ammazzano altri italiani, al servizio di qualche Stato estero.
Sì, ci vorrebbe Freud...per capire gli italiani.
mercoledì 15 settembre 2010
martedì 13 luglio 2010
Spagna e Italia
Il confronto fra Spagna e Italia ci può illustrare tante cose. Si tratta di due paesi con gravi crisi economiche. Ma l’uno vince e l’altro perde. L’uno ha il senso della propria identità e non si fa comandare dalla Chiesa, l’altro ha smarrito se stesso e si fa guidare dal Vaticano. L’uno conosce ancora la differenza tra politica e interessi privati, l’altro si fa comandare da cricche interessate solo ai propri interessi privati. L’uno s’indigna per la corruzione, l’altro fa della corruzione il proprio sistema di governo. L’uno combatte i separatismi regionali, l’altro mette al governo chi vuole separare le regioni. L’uno cresce, l’altro diminuisce. L’uno ha ancora un’anima, l’altro l’ha persa.
giovedì 1 luglio 2010
Una nuova Italia
Qualcuno sostiene che l’Italia senza i crocefissi non sarebbe più l’Italia.
Ecco, appunto, sarebbe ora di cambiare...e farne qualcosa di meglio della vecchia Italietta bigotta e ipocrita.
Ecco, appunto, sarebbe ora di cambiare...e farne qualcosa di meglio della vecchia Italietta bigotta e ipocrita.
sabato 26 giugno 2010
Il karma delle nazioni
La recente disfatta dell’Italia calcistica non è che un piccolo esempio di un karma negativo che il nostro paese sta accumulando ormai da troppo tempo. Non era difficile prevederlo. In un mio precedente blog “Un paese senz’anima” avevo scritto: “In un paese senz’anima, non si vincono più le competizioni sportive internazionali perché manca un sano spirito sportivo...”
Ma quando una nazione accumula un karma negativo? Quando perde la proprio spiritualità affidandosi a una classe politica e a una religione corrotte. Ed è esattamente quanto si è verificato in Italia, dove le cariche politiche servono a sfuggire alla giustizia e le cariche religiose sono dedite all’accumulo di ricchezze e di potere.
L’unica religione al mondo che si costituisce anche uno Stato è la religione cattolica: qualcosa di completamente assurdo e soprattutto nocivo sul piano spirituale.
Ma il karma negativo dell’Italia risale a molti secoli fa, e si è sempre esplicitato nella sua dolorosa storia politica, che non a caso è di nuovo entrata in crisi.
Ci sono altre nazioni con un tale karma negativo. Una è Israele, che ha una colpa gravissima: ha concepito un’immagine totalmente falsa di Dio – un Dio-Persona che avrebbe dovuto favorire addirittura un solo popolo.
Questa idea sbagliata ha portato Israele ad essere distrutto dagli antichi Romani, con una diaspora della sua popolazione. Il prezzo che ha pagato è stato dunque altissimo. Ma ecco che all’improvviso questa nazione si è trasformata da vittima a carnefice di un altro popolo. E questa nuova colpa andrà, da un punto di vista karmico, pagata.
Purtroppo l’idea falsa del Dio-Persona si è incarnata nel cristianesimo. E il cristianesimo si è fatto Stato in Italia. Le conseguenze per l’Italia sono state e saranno dunque pesanti.
In passato l’accoglimento di questa religione ha provocato il dissolvimento dell’impero romano...potenza delle idee sbagliate!
E non è finita. Un’altra nazione che sta accumulando karma negativo sono gli Stati Uniti d’America. Il suo impero ha fatto un numero enorme di vittime. Per esempio, nell’ultima guerra in Irak i morti sono stati un milione. Colpe che andranno pagate. In che modo? Non si pensi solo alle inevitabili reazioni delle popolazioni nemiche (per esempio alla nascita del terrorismo), ma a disastri di tutti i generi. È la natura che si ribella. E guarda caso negli USA si scatenano tifoni sempre più devastanti e recentemente un inquinamento petrolifero mai visto finora.
Esistono nazioni con una karma positivo? Più che altro esistono nazioni con una karma meno negativo, dove le condizioni di vita sono migliori. Ma il problema è che esiste anche un karma del pianeta Terra. Chi capita in questo pianeta ha già su di sé un destino negativo. Questo infatti non è uno dei migliori mondi possibili, ma uno dei peggiori.
Il fatto è che gli uomini continuano a coltivare idee e modi di vita negativi, senza mai giungere ad una vera e propria presa di coscienza dei propri errori. Per l’Italia, la crisi continuerà ad aggravarsi fino a che non si libererà della corruzione politica e di una religione che non solo non ha nessun fondamento, ma ha perso ogni spiritualità. Un paese senz’anima non può andare lontano.
Ma quando una nazione accumula un karma negativo? Quando perde la proprio spiritualità affidandosi a una classe politica e a una religione corrotte. Ed è esattamente quanto si è verificato in Italia, dove le cariche politiche servono a sfuggire alla giustizia e le cariche religiose sono dedite all’accumulo di ricchezze e di potere.
L’unica religione al mondo che si costituisce anche uno Stato è la religione cattolica: qualcosa di completamente assurdo e soprattutto nocivo sul piano spirituale.
Ma il karma negativo dell’Italia risale a molti secoli fa, e si è sempre esplicitato nella sua dolorosa storia politica, che non a caso è di nuovo entrata in crisi.
Ci sono altre nazioni con un tale karma negativo. Una è Israele, che ha una colpa gravissima: ha concepito un’immagine totalmente falsa di Dio – un Dio-Persona che avrebbe dovuto favorire addirittura un solo popolo.
Questa idea sbagliata ha portato Israele ad essere distrutto dagli antichi Romani, con una diaspora della sua popolazione. Il prezzo che ha pagato è stato dunque altissimo. Ma ecco che all’improvviso questa nazione si è trasformata da vittima a carnefice di un altro popolo. E questa nuova colpa andrà, da un punto di vista karmico, pagata.
Purtroppo l’idea falsa del Dio-Persona si è incarnata nel cristianesimo. E il cristianesimo si è fatto Stato in Italia. Le conseguenze per l’Italia sono state e saranno dunque pesanti.
In passato l’accoglimento di questa religione ha provocato il dissolvimento dell’impero romano...potenza delle idee sbagliate!
E non è finita. Un’altra nazione che sta accumulando karma negativo sono gli Stati Uniti d’America. Il suo impero ha fatto un numero enorme di vittime. Per esempio, nell’ultima guerra in Irak i morti sono stati un milione. Colpe che andranno pagate. In che modo? Non si pensi solo alle inevitabili reazioni delle popolazioni nemiche (per esempio alla nascita del terrorismo), ma a disastri di tutti i generi. È la natura che si ribella. E guarda caso negli USA si scatenano tifoni sempre più devastanti e recentemente un inquinamento petrolifero mai visto finora.
Esistono nazioni con una karma positivo? Più che altro esistono nazioni con una karma meno negativo, dove le condizioni di vita sono migliori. Ma il problema è che esiste anche un karma del pianeta Terra. Chi capita in questo pianeta ha già su di sé un destino negativo. Questo infatti non è uno dei migliori mondi possibili, ma uno dei peggiori.
Il fatto è che gli uomini continuano a coltivare idee e modi di vita negativi, senza mai giungere ad una vera e propria presa di coscienza dei propri errori. Per l’Italia, la crisi continuerà ad aggravarsi fino a che non si libererà della corruzione politica e di una religione che non solo non ha nessun fondamento, ma ha perso ogni spiritualità. Un paese senz’anima non può andare lontano.
giovedì 24 giugno 2010
L'etica del tornaconto
Dispiace ascoltare il Presidente della Repubblica Italiana che prende le parti dell’obbligatorietà dell’esposizione del simbolo cristiano nei luoghi pubblici. A quali interessi avrà mai ceduto? Non a quelli dello Stato italiano, che è fagocitato e fatto a pezzi dal potere della Chiesa: uno Stato nello Stato, un cancro che corrode lo Stato creando dappertutto metastasi.
C’è un deficit di cultura in Italia, un deficit di riflessione. Non si vede che la crisi del nostro paese è essenzialmente una crisi etica – una crisi di quell’etica che è costituita proprio dalla radice cristiana.
Ed è questa etica che ci rende piccoli e corrotti. E non mi riferisco solo alla corruzione dei membri della Chiesa, in cui campeggiano preti pedofili e vescovi affaristi. No, mi riferisco alla struttura dell’etica cattolica, che è mediocre.
Benché Gesù in un’occasione scacci i mercanti dal Tempio, è in realtà permeato dalla cultura mercantilistica ebraica, al punto che in una parabola esordisce: “Il regno dei cieli è come un mercante...” E la parabola dei talenti è la perfetta espressione della mentalità religiosa levantina, in cui il problema centrale è “mettere a frutto” le buone azioni, farle rendere come se fossero un conto in banca. E Dio è il grande Ragioniere che dice: “Ora facciamo i conti...ora rendi conto della tua amministrazione...”
Una religione del genere non poteva dare origine ad una grande etica. Ma a un’etica commerciale.
In tal senso la religione è basata sull’economia, sulla partita doppia dei profitti e delle perdite. E non ha nessuna dimensione spirituale. È un’operazione di tornaconto.
Ed è il tornaconto, il piccolo tornaconto personale che rende piccola l’etica cristiana – e che rende piccola l’Italia cattolica. Ognuno pensa al proprio tornaconto personale, ed è indifferente all’interesse generale. In questa prospettiva manca la visione dello Stato. Sì, si dice: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Ma chi stabilisce la distinzione?
La Chiesa cattolica non ha mai riconosciuto lo Stato italiano, se non per quel che può ricavarne in termini di privilegi, di esenzioni e di contributi. Lo Stato rinuncia al proprio 8 per mille per darlo alla Chiesa – alla Chiesa che è la più grande proprietaria di immobili. Dovrebbe essere il contrario. È la Chiesa che dovrebbe dare il suo 8 per mille allo Stato e pagare le tasse sulle sue immense proprietà.
Quando perciò si difende il simbolo di questo modo di fare, non si fanno gli interessi dello Stato, ma gli interessi di un Antistato che divora l’Italia e la rende piccola e corrotta.
C’è un deficit di cultura in Italia, un deficit di riflessione. Non si vede che la crisi del nostro paese è essenzialmente una crisi etica – una crisi di quell’etica che è costituita proprio dalla radice cristiana.
Ed è questa etica che ci rende piccoli e corrotti. E non mi riferisco solo alla corruzione dei membri della Chiesa, in cui campeggiano preti pedofili e vescovi affaristi. No, mi riferisco alla struttura dell’etica cattolica, che è mediocre.
Benché Gesù in un’occasione scacci i mercanti dal Tempio, è in realtà permeato dalla cultura mercantilistica ebraica, al punto che in una parabola esordisce: “Il regno dei cieli è come un mercante...” E la parabola dei talenti è la perfetta espressione della mentalità religiosa levantina, in cui il problema centrale è “mettere a frutto” le buone azioni, farle rendere come se fossero un conto in banca. E Dio è il grande Ragioniere che dice: “Ora facciamo i conti...ora rendi conto della tua amministrazione...”
Una religione del genere non poteva dare origine ad una grande etica. Ma a un’etica commerciale.
In tal senso la religione è basata sull’economia, sulla partita doppia dei profitti e delle perdite. E non ha nessuna dimensione spirituale. È un’operazione di tornaconto.
Ed è il tornaconto, il piccolo tornaconto personale che rende piccola l’etica cristiana – e che rende piccola l’Italia cattolica. Ognuno pensa al proprio tornaconto personale, ed è indifferente all’interesse generale. In questa prospettiva manca la visione dello Stato. Sì, si dice: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Ma chi stabilisce la distinzione?
La Chiesa cattolica non ha mai riconosciuto lo Stato italiano, se non per quel che può ricavarne in termini di privilegi, di esenzioni e di contributi. Lo Stato rinuncia al proprio 8 per mille per darlo alla Chiesa – alla Chiesa che è la più grande proprietaria di immobili. Dovrebbe essere il contrario. È la Chiesa che dovrebbe dare il suo 8 per mille allo Stato e pagare le tasse sulle sue immense proprietà.
Quando perciò si difende il simbolo di questo modo di fare, non si fanno gli interessi dello Stato, ma gli interessi di un Antistato che divora l’Italia e la rende piccola e corrotta.
sabato 5 giugno 2010
Gli arci-italiani
Ho sentito che si è svolta una partita fra quelle che si autodefiniscono “nazioni senza Stato”: la squadra della Padania e la squadra del Regno delle Due Sicilie. Insomma il nuovo che avanza. Evidentemente c’è chi sogna un ritorno agli staterelli pre-unitari che contavano poco e niente in confronto agli Stati nazionali esteri. Ma chi sono questi sognatori di un passato fallimentare? Gli arci-italioti.
Gli arci-italioti sono coloro che odiano e disprezzano il fatto di essere italiani. E sognano di essere migliori, semplicemente separandosi dagli altri. Ma non si rendono conto che, così facendo, sono italioti al cento per cento. E che, alla fine, ciò che odiano e disprezzano sono...se stessi.
Gli arci-italioti sono coloro che odiano e disprezzano il fatto di essere italiani. E sognano di essere migliori, semplicemente separandosi dagli altri. Ma non si rendono conto che, così facendo, sono italioti al cento per cento. E che, alla fine, ciò che odiano e disprezzano sono...se stessi.
lunedì 3 maggio 2010
La rivoluzione dei ricchi
Un tempo, erano i poveri che facevano la rivoluzione contro i ricchi. Oggi, è il contrario: sono i ricchi che fanno la rivoluzione contro i poveri. Così interpreto il progetto di federalismo in Italia o le resistenze tedesche a sostenere la Grecia. I ricchi pensano: ma perché dobbiamo spendere soldi per mantenere questi pezzenti? Isoliamoci solo noi ricchi, e lasciamo perdere gli altri.
Peccato che, senza quei poveri, i ricchi non sarebbero ricchi. Ma è risaputo che la ricchezza rende stupidi.
Peccato che, senza quei poveri, i ricchi non sarebbero ricchi. Ma è risaputo che la ricchezza rende stupidi.
Iscriviti a:
Post (Atom)